Asili nido e PNRR: cresce l’offerta di posti, ma restano forti divari territoriali e liste d’attesa
Tra il 2025 e il 2026 la disponibilità di posti negli asili nido in Italia mostra un segnale positivo rispetto ai livelli pre-PNRR. Tuttavia, l’espansione reale della rete educativa resta al di sotto dei traguardi fissati all’avvio del Piano Strategico. È quanto emerge da una recente analisi curata dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (CPI) dell’Università Cattolica, che ha messo in relazione la pianificazione dei finanziamenti, la realizzazione delle strutture e il quadro demografico della fascia 0-2 anni.
Secondo il rapporto, l’incremento netto rispetto al 2021 si attesterebbe su circa 63.500 posti aggiuntivi, portando la copertura media nazionale oltre la soglia del 37%. Va specificato, tuttavia, che questo miglioramento percentuale è influenzato in modo significativo dalla costante contrazione della natalità.
Il ridimensionamento dei target PNRR
Le stime iniziali del PNRR puntavano alla creazione di 264.480 nuovi posti complessivi tra strutture per l’infanzia e nidi. A seguito delle riprogrammazioni concordate con l’Unione Europea, l’obiettivo complessivo è stato ridotto a 150.480 posti entro giugno 2026.
Un ulteriore elemento analizzato dall’Osservatorio CPI riguarda la natura degli interventi: circa 35.000 posti rientrano nel ripristino o nella ricostruzione di immobili già esistenti. Scomputando questi ultimi, i posti di nuova creazione effettivi scendono a circa 115.480.
Stime per il 2026: l’impatto del calo demografico
In base a una popolazione stimata di circa 1,12 milioni di bambini da zero a due anni, l’Osservatorio prevede per il 2026 una disponibilità totale di circa 414 mila posti tra offerta pubblica e privata (rispetto ai 350 mila censiti nel 2021).
Il rapporto evidenzia come il tasso di copertura non aumenti solo grazie alle nuove realizzazioni: negli ultimi dieci anni (2016-2026), a fronte di una crescita di circa 60 mila posti, si è registrata una diminuzione di circa 330 mila bambini nella fascia di età interessata. Il rapporto posti/utenti risulta quindi favorevole anche per effetto della flessione dei potenziali fruitori.
I dati storici confermano questa dinamica. Per l’anno educativo 2023/2024, l’Istat registrava circa 14.570 servizi integrativi e nidi (con 378.500 posti autorizzati, +3,4% sull’anno precedente) e un tasso di copertura del 31,6%, già allora facilitato dal calo dei residenti in età da nido.
Spaccatura Nord-Sud: le disparità regionali persistono
La fotografia del Paese mostra profonde disuguaglianze geografiche. Le rilevazioni Istat sul 2023/2024 indicano percentuali di copertura nettamente differenti:
- Centro Italia: 40,4%
- Nord-Est: 39,1%
- Nord-Ovest: 36,6%
- Sud Italia: 19,0%
- Isole: 19,5%
Anche con il pieno impiego delle risorse del PNRR, la forbice territoriale non si chiuderà completamente. Regioni come Campania e Sicilia, che nel 2021 partivano da tassi vicini al 12-13%, si attesteranno intorno al 25%, rimanendo al di sotto della soglia stabilita dalla legge italiana (il Livello Essenziale delle Prestazioni prevede 33 posti ogni 100 bambini entro il 2027). Al contrario, realtà come Umbria, Molise e Sardegna si avviano a superare il 50% di copertura.
Posti in aumento, ma la domanda resta insoddisfatta
L’incremento dei posti disponibili non ha eliminato le difficoltà di accesso per le famiglie. Durante l’anno scolastico 2023/2024, ben il 59,5% delle strutture dichiarava la presenza di liste d’attesa, dato che saliva al 68,9% nel solo settore pubblico.
Accanto al tema strutturale emerge infine quello del personale. Un’indagine congiunta condotta da Istat, Dipartimento per le politiche della famiglia e Università Ca’ Foscari evidenzia che per coprire i nuovi posti pianificati occorrerà reclutare tra le 23.700 e le 24.900 unità di personale educativo a tempo pieno.
